E' Facebook, bellezza!
di Roberta Jannetti del 23/05/2009
Non avremmo voluto più parlarne: un’inchiesta durata tre puntate fatte dalla collega Roberta Barcella qualche mese fa, sembrava più che sufficiente. Invece Facebook “oblige”.
La cronaca ci riporta direttamente su questo Social Network perché da lì arrivano notizie particolari curiose e, a volte, inquietanti.
Così un’infermiera dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine crea un proprio album fotografico su Facebook inserendo foto di colleghi e di pazienti ricoverati in terapia intensiva. Sfortuna (per l’infermiera) vuole che un lettore di Corriere.it., che accede a queste foto, invii una segnalazione del particolare album al giornale: “Nulla di male che medici e infermieri si fotografino tra loro — scrive —. Quello che è sconcertante è che in alcune di queste fotografie appaiano anche dei pazienti. Dov'è il rispetto della privacy di queste persone?”.
Un evento importante che non passa inosservato: Carlo Favaretti, direttore dell'ospedale Santa Maria della Misericordia, definendo la vicenda “di una gravità assoluta”, ha vietato a tutti i dipendenti dell’ospedale l’uso di Facebook.
Beppe Servegnini ha un occhio di riguardo per l’incauta infermiera da tutti criticata: “Propongo un premio (in Italia se ne assegnano tanti!) per l' infermiera dell' ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine che ha messo in rete le fotografie dei pazienti intubati. Nella motivazione: «Il premio Innocenza & Incoscienza 2009 viene assegnato alla signorina Y, per aver dimostrato come l' abbondanza dei mezzi, unita alla scarsità dei pensieri, provochi disastri»”
Il caso è delicato, ma Facebook, già amato/odiato rischia di diventare uno strumento molto importante per i mezzi di comunicazione. In Francia sta andando per la maggiore un video, tutto fatto in presa diretta nelle vie parigine, e pubblicato appunto su Facebook, dove tre ragazzette camminano nude per strada canticchiando, con una radio sottobraccio e i tacchi a spillo ai piedi, un motivetto (“Baby, baby, baby”) che spopola in discoteca.
Follia di massa?
Eppure sfogliando nel passato recente di Facebook altre notizie hanno incuriosito o fatto rabbrividire in alcuni casi.
Dal quotidiano britannico “The Indipendent” apprendiamo che tredici assistenti di volo della compagnia aerea Virgin Atlantic sono stati licenziati perché su Facebook avevano criticato le condizioni di sicurezza della compagnia e, in più avevano criticato i passeggeri, definendoli “poveracci”.
Sempre in Gran Bretagna è rimasto famoso il caso dell’uomo che ha ucciso la moglie a coltellate perché lei, dato che i due si stavano per separare, aveva cambiato su Facebook il suo status civile: da “sposata” a “single”.
Così un’altra ragazzina viene licenziata perché su Facebook aveva scritto che il suo lavoro era noioso. Ma chi ha svelato ai capi della ragazzina cosa lei avesse scritto sul sito? Mistero. Forse gli spioni su Facebook hanno buon gioco.
Il cattivo Facebook ci fa scoprire essere pettegoli. Prima non lo sapevamo… Nel caso dei “poveri” stewart che hanno parlato male tra di loro su cosa realmente pensavano della compagnia aerea: invece di farlo a voce, a mensa, o a qualche serata tra amici, hanno avuto la furba idea di scriverlo sul Social Network ormai più famoso del mondo.
La povera moglie uccisa, temiamo, sarebbe stata ugualmente assassinata dal quasi ex marito. Infatti si stavano separando. Chissà se davvero il motivo del delitto è da ricercarsi nel cambio di status della donna o piuttosto e verosimilmente nello squilibrio dell’uomo.
Il caso del licenziamento (ed anche in un certo senso quello dell’infermiera di Udine) ha lo stesso qualcosa che suona strano. Facebook si presenta come una rete privata di amici. Se io non ti invito a diventare mio amico, tu non puoi leggere quello che io scrivo. Quindi, in effetti, come è stato possibile che i capi della Virgin abbiano saputo di cosa i propri dipendenti discutessero? Un infiltrato? Qualcuno pagato apposta per spiare gli ignari assistenti di volo? E lo stesso dicasi per le foto dell’infermiera: se un album è privato, solo gli amici possono vederlo. Sarà stato uno dei dottori a denunciare il fatto, nascondendo poi la mano?
Facebook è l’ultima moda: ci sono oltre 175 milioni di iscritti. Un numero davvero impressionante. È stato definito: “il sesto paese mondiale per numero di abitanti”. Tutta l’attenzione dei media si rivolge adesso là, dove prima si era rivolta su You Tube, i cui video continuano indisturbati a furoreggiare, o a Second Life, che non sembra avere preso la piega sperata. Chi fa notizia, chi fa le cifre è Facebook.
E troviamo veramente di tutto: da quelli che sono iscritti per ritrovare vecchi amici e compagni di scuola, a quelli che amano iscriversi ai numerosi gruppi che proliferano ogni giorno: contro la mafia, a favore della pizza margherita, in lode del Signore, a favore dello sport, della musica, dei cantanti, contro la violenza, ma anche a favore! Poi ci sono quelli che amano scrivere cosa fanno e amano aggiungere foto su foto su foto, in barba alla cosiddetta privacy che, in qualche modo, viene comunque annientata. È vero che le foto e le frasi che si scrivono le possono vedere solo gli amici. Ma è così certo? Apparentemente no, visto che i famosi Head Hunter (o cacciatori di teste) cercano i profili migliori tra i curriculum vitae, valutando anche da cosa si scrive su Facebook, da quali gusti si hanno, da quali orientamenti politici si professano.
La domanda spontanea è: come si arriva fanno a sapere tutte queste informazioni se non si può entrare nel profilo di ogni iscritto a meno che non si sia formalmente invitati? Qualcuno paga profumatamente per poter vedere i profili della gente comune? In fondo non ci sarebbe niente di nuovo, visto che sappiamo benissimo che il telemarketing va avanti proprio in questo modo. Vendendo tabulati di normali persone che vincono un concorso, comprano uno stereo, un frigo, un automobile e compilano dei moduli. In barba alla suddetta privacy gli utenti verranno bombardati di telefonate, mail, proposte, questionari, quasi ogni giorno.
Ma sto divagando: Facebook è ancora agli inizi. Non mi stupirebbe che ne sentiremo parlare per anni e anni con sviluppi sempre nuovi… E’ Facebook, bellezza!
Fonte: http://www.lareteonline.it/reteCMS/?content=ggfdhjuy778
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